Polveri di legno: quali sono gli effetti dell'esposizione sul luogo di lavoro

Polveri di legno: quali sono gli effetti dell'esposizione sul luogo di lavoro

Gli effetti delle polveri di legno inalate sul luogo di lavoro possono essere molto pericolosi e dannosi per i lavoratori di questo settore. Proprio per questo costituiscono argomento che merita di essere approfondito, soprattutto per quanto concerne i rischi di natura chimica e cancerogena.

Recenti studi attestano infatti che inalare polveri di legno mette a rischio la salute della pelle, degli occhi e dell’apparato respiratorio, considerati gli organi più a rischio. Vediamo di saperne di più sugli effetti della polvere di legno e sui provvedimenti da adottare per proteggersi dai rischi.

Polveri di legno quali sono cancerogene

Le polveri di legno cancerogene sono quelle di legno duro, riguardanti latifoglie o angiosperme, di cui fanno parte legni caratterizzati da maggiore densità e compattezza. Dove si trovano questo tipo di polveri? Ovviamente le polveri del legno cancerogene si trovano nelle industrie ove avviene la lavorazione del legno.

A determinare il rischio cancerogeno di queste polveri non è tanto la lavorazione meccanica, poiché anche altri tipi di legno vengono lavorati e producono polvere, quanto la quantità e le dimensioni delle particelle prodotte, che viene determinata dalla tipologia di macchina utilizzata e dalle caratteristiche del materiale lavorato.

Le polveri si distinguono in varie categorie in base al diametro aerodinamico. Le varie dimensioni infatti cambiano il livello di assorbimento dell’organismo umano e nel dettaglio troviamo:

  • Polveri inspirabili - sono quelle polveri che possono entrare nell’organismo tramite naso e bocca
  • Polveri inalabili – sono quelle polveri che hanno per il 50% dimensioni di 100 µm (micron), inalate e trattenute nelle prime vie respiratorie, ovvero da naso e bocca.
  • Polveri respirabili – sono quelle polveri che hanno per il 50% dimensioni di 5 µm e penetrano nelle vie respiratorie conciliate, ossia negli alveoli dei polmoni.
  • Polveri toraciche – sono quelle polveri che per il 50% hanno dimensioni di 10 µm e penetrano nell’area compresa tra la laringe e i bronchi.

Valutazione rischio cancerogeno polveri di legno

L’esposizione alle polveri di legno, come già detto prima, può avere serie conseguenze sui lavoratori che operano in questo settore. Respirare polvere di legno, infatti, può causare allergia ma può anche far insorgere tumori.

Nel documento di valutazione rischio cancerogeno polveri di legno si parla della sicurezza nelle segherie, sempre con riferimento alla prevenzione nel comparto del legno, con un approfondimento alla prevenzione e del rischio chimico polveri di legno nei confronti della persona e dei beni dell’azienda, con indicazione dei metodi da adottare per la valutazione e i criteri per la classificazione.

Il settore, infatti, rappresenta uno dei comparti a rischio maggiore di infortuni e oltre al rischio dell’allergia alla polvere del legno sono da considerare anche i rischi riguardanti lo sviluppo di malattie professionali come neoplasie delle cavità nasali dovute all’inalazione di polveri generate durante la lavorazione.

Ai sensi del Titolo IX del d.lgs. 81/08, la legislazione italiana obbliga alla redazione della valutazione dell’esposizione professionale a polveri di legno ed il mantenimento e controllo, attraverso un monitoraggio sul luogo di lavoro, del rispetto del valore limite di esposizione.

Il suddetto limite, relativo alla frazione inalabile delle polveri di legno duro o miste contenenti legno duro, è fissato nella misura massima consentita di 5 mg/m3.

 Per fare una valutazione del rischio di esposizione professionale, la frazione di polvere da individuare è quella inalabile, come definisce la normativa Uni-En 481/1994. A questa convenzione rispondono diversi campionatori-selettori, ognuno dei quali funzionanti ad uno specifico flusso di aspirazione dell’aria.

I campionamenti personali vengono effettuati direttamente sull’operatore mettendo il selettore per la polvere vicino alla regione respiratoria dell’operatore a non oltre 30 cm da naso e bocca.

A completare la linea di campionamento è un sistema di aspirazione dell’aria che consiste in una pompa collegata al campionatore tramite un tubo e fissata all’altezza della cintura dell’operatore.

Dpi polveri di legno

I Dpi delle vie respiratorie devono essere idonei per proteggere dalle inalazioni delle polveri di legno. Quelli utilizzati più comunemente utilizzati sono i respiratori a filtro antipolvere, che proteggono dall’inalazione polvere di legno, ma vi sono vari tipi di dpi che offrendo livelli di protezione diversi.

La scelta della maschera per polvere di legno deve essere fatta tenendo quindi presente il livello di protezione necessario, che varia in base alla concentrazione della polvere di legno aerodispersa. Nel caso non fosse momentaneamente possibile stabilire la concentrazione della polvere aerodispersa, il livello di protezione minimo nella scelta della maschera per polveri di legno deve corrispondere a quello con filtri di classe P2 o un facciale filtrante di classe FFP2, a cui è attribuito un FPO pari a 10, come stabilito nel Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 2 maggio 2001.

Nel documento viene sottolineato che per questo tipo di respiratori, e per i vari modelli con facciali a tenuta, è indispensabile verificare “l’adattabilità dei bordi di tenuta al viso” prima di entrare nel posto contaminato. Oltre alla formazione e alle informazioni sull’uso dei dpi è anche obbligatorio l’addestramento.

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